Cosa vedere

Il Centro storico di Cisternino rappresenta, citando l’architetto Hidenobu Jinnai, “un grande capolavoro di architettura senza architetti”. Scalette, archi, balconi e piazze si susseguono in un armonioso labirinto bianco decorato da rigogliose fioriere, il tutto racchiuso da quella che un tempo era la cinta muraria. Oggi, a testimonianza del passato, rimangono solo due torri cilindriche inglobate in edifici abitativi: Torre Amati e Torre Capece (detta anche Torre del Vento).

Un’altra importante costruzione con funzioni difensive era la Torre Normanno Sveva. Costruita di fronte alla Chiesa Madre, un tempo era collegata ad essa tramite un edificio che costituiva il principale ingresso al borgo: Porta Grande. Per tale motivo la torre è altresì detta Torre Grande, oltre che per le sue imponenti dimensioni, difatti con un’altezza di 18 metri rappresentava il punto più alto del borgo. Attaccato alla Torre Normanno Sveva troviamo Palazzo Vescovile, costruito nel 1560 per volere del Vescovo – Barone F.O. Preconio. Altri edifici appartenuti alla nobiltà cistranese e di grande interesse storico sono: Palazzo Amati, Palazzo Lagravinese, Palazzo Capece ed il Palazzo del Governatore.

La Chiesa Madre, dedicata a San Nicola di Pàtara, rappresenta una delle più importanti chiese di Cisternino dal punto di vista storico ed artistico. Costruita nel XIV, nel corso degli anni ha subito numerose modifiche. Difatti l’impronta, tipicamente medievale è in contrasto con la facciata di stile neoclassico, ristrutturata nel 1848. L’edificio conserva al suo interno importanti opere artistiche come il bassorilievo ligneo della Madonna della Madia e la tela dei Santi Quirico e Giulitta di Barnaba Zizzi, pittore di Cisternino. Ma soprattutto custodisce la più prestigiosa scultura del rinascimento pugliese: la Madonna con Bambino e Offerenti, detta anche la “Madonna del Cardellino” del 1517 di Stefano da Putignano. Al di sotto della chiesa si trova il Museo Area Archeologica ed Arte Contemporanea (MAAAC): un percorso costruito su più livelli che guida il visitatore alla scoperta dell’antica badia eretta dai monaci basiliani intorno all’anno 1000.

La Torre dell’Orologio con i suoi rintocchi scandisce il tempo echeggiando tra il bianco calce del centro storico. Costruita nel 1850 ad opera dei maestri Curri di Alberobello in concomitanza con i lavori di ristrutturazione della facciata della Chiesa Madre, è caratterizzata da uno stile neoclassico in netta contrapposizione con lo stile seicentesco del resto del borgo. La Torre dell’orologio con i suoi 17 metri di altezza troneggia su Piazza Vittorio Emanuele II, un tempo fulcro della vita sociale ed economica del paese.

Durante una passeggiata nel borgo cistranese non si può fare a meno di godersi la vista del tramonto sulla Valle D’Itria. In particolare dalla Villa Comunale, situata difronte alla Chiesa Madre, dal ponte della Madonnina, all’ombra di Palazzo Amati oppure dalla Pineta Comunale.

Al di fuori del Centro abitato, troviamo il Santuario della Madonna d’Ibernia, risalente al XII secolo e sorto sui resti di un preesistente cenobio basiliano costruito non distante dal tempio romano dedicato alla dea della fertilità Cibele. Dall’antico culto verso questa divinità deriva la venerazione per la Madonna d’Ibernia, legata alla procreazione e alla fertilità. Secondo la leggenda la Madonna avrebbe indicato durante un’apparizione il luogo dove costruire questa chiesa.

Nel pieno della Valle D’Itria è possibile percorrere il primo tratto della Ciclovia dell’Acqua: un suggestivo percorso ciclabile realizzato sui camminamenti del Canale Principale dell’Acquedotto Pugliese, la condotta maestra che dal 1906 trasporta l’acqua del fiume Sele dall’Irpinia alla Puglia. La Ciclovia dell’Acqua è il secondo percorso ciclabile su acquedotto d’Europa, nel suo complesso è un percorso cicloturistico ed escursionistico di 500 km che segue il tracciato di due condotte storiche dell’acquedotto: il Canale Principale che arriva fino a Bari ed il Grande Sifone Leccese, che giunge fino a Santa Maria di Leuca (LE).

© Photo credits: Vito Zizzi